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Come si fa davvero un film italiano: credito d'imposta, coproduzioni e strada verso la sala

Da dove arrivano i soldi del cinema italiano, che cosa chiedono in cambio e come si incastrano le finestre di distribuzione.

Redazione MyWayTicket · Lunedì 7 settembre 2026 · 891 parole

Come si fa davvero un film italiano: credito d'imposta, coproduzioni e strada verso la sala
Troupe al lavoro su un set cinematografico in strada. Foto: Downtowngal · CC BY-SA 3.0 · Wikimedia Commons
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I 248 milioni di euro in richieste di tax credit per 315 film nel 2024 rivelano quanto questo finanziamento invisibile sia centrale per l'industria cinematografica italiana. Ogni film italiano si fa strada attraverso una rete di sussidi statali, obblighi per le emittenti e accordi di coproduzione. Dipaniamo questo complesso sistema di finanziamento, dalla sceneggiatura allo schermo.

Lo Stato come principale finanziatore: la Legge 220/2016 e la riforma del tax credit

Il sistema italiano del tax credit cinematografico è la spina dorsale del finanziamento dei film. Istituito originariamente dalla Legge 220/2016, è stato oggetto di una profonda riforma tra il 2023 e il 2025. Questo ha modificato le priorità politiche e reso più rigidi i criteri di idoneità. Per esempio, la percentuale del costo del film riconosciuta a credito è cambiata, passando dal 30% al 40% per le opere a regia o guida italiana.

Con il sistema riformato, i crediti d'imposta per le coproduzioni internazionali in Italia hanno un tetto massimo di 18 milioni di euro a progetto, mentre le produzioni locali italiane hanno un limite di 9 milioni di euro. Il 99% dei 248 milioni di euro richiesti nel 2024 riguardava il tax credit alla produzione, e non altre tipologie.

Come funziona in pratica il tax credit italiano

Quindi, come funziona? Innanzitutto, i film devono superare un test di idoneità culturale. Una volta approvati, un produttore esecutivo italiano fa domanda per il credito d'imposta. Questa procedura di richiesta si apre da 90 giorni prima delle riprese fino a 180 giorni dopo. Prima si fa domanda, prima si ottiene il credito.

Esistono due tipi di tax credit: produzione nazionale e produzione internazionale. Il credito internazionale è destinato ai produttori stranieri che girano in Italia. Tuttavia, la produzione deve spendere un minimo di 250.000 euro in Italia, conteggiando i costi sostenuti sul territorio italiano.

I produttori in utile ricevono il credito d'imposta nazionale del 30% o internazionale del 40% sotto forma di compensazione mensile. Possono anche richiedere il riconoscimento provvisorio durante la produzione, incassando fino al 70% del credito totale.

Emittenti e piattaforme di streaming: gli investimenti obbligatori nel cinema italiano

Le emittenti e le piattaforme di streaming italiane devono reinvestire una quota significativa dei propri ricavi nella produzione cinematografica europea e italiana. La RAI, l'emittente pubblica, deve investire il 17% dei suoi ricavi complessivi, con almeno il 4,2% riservato ai lungometraggi italiani. Almeno l'85% di questi investimenti cinematografici deve essere costituito da coproduzioni o pre-acquisti.

I network privati come Mediaset sono tenuti a investire il 6,25% dei propri ricavi in produzioni italiane, destinando almeno la metà a produttori indipendenti. Le modifiche del 2024 hanno abbassato dal 3,5% al 3% dei ricavi l'obbligo di investimento in film usciti negli ultimi cinque anni.

Con investimenti così rilevanti da parte delle emittenti, la questione di quanto costerà un film e da dove arriveranno quei soldi viene quasi sempre decisa qui, prima ancora che venga girato un solo fotogramma.

Riprese internazionali e coproduzioni: promuovere le location e i talenti d'Italia

Le location italiane, dalla Toscana alla Sicilia, hanno attirato produttori internazionali. Nel 2024, i cineasti potevano ricevere fino al 40% di credito d'imposta sulle spese di produzione sul territorio nazionale assumendo talenti italiani. Ciò rende l'Italia una destinazione per le riprese più appetibile per gli studios hollywoodiani e i registi stranieri rispetto ad altri paesi.

Dunque, come si fa a qualificarsi per questi crediti d'imposta? I progetti devono superare un test culturale e spendere un minimo di 250.000 euro all'interno del paese. La riforma privilegia inoltre le storie e i talenti italiani all'interno di questi incentivi internazionali.

Dalla sceneggiatura allo schermo: gli obblighi su uscita in sala e distribuzione

In Italia i crediti d'imposta per il cinema non riguardano solo i finanziamenti. I film prodotti devono anche rispettare obblighi di distribuzione, come una finestra di uscita nelle sale, il che fa aumentare i costi. Il Sottosegretario alla Cultura Lucia Borgonzoni, intervenendo a giugno 2024, ha dichiarato che questa politica ha lo scopo di incoraggiare la distribuzione dei film di produzione italiana.

Questi obblighi sono stati oggetto di critiche verso il sistema del tax credit, poiché legano i finanziamenti a obiettivi non finanziari. I critici sostengono che ciò potrebbe rallentare il ritmo della produzione cinematografica. Ma Borgonzoni ribatte che questo collega gli incentivi per la realizzazione di un film italiano allo sviluppo economico generato dalla loro produzione.

La mappa nascosta del denaro dietro a un film italiano

Quando si guarda al cinema italiano, è importante capire che la maggior parte dei film viene realizzata solo grazie all'interazione tra molteplici fondi e alle loro implicazioni. I 248 milioni di euro all'anno in crediti d'imposta, le quote legali per le emittenti e gli incentivi mirati per le produzioni straniere hanno costituito il cuore dell'ecosistema cinematografico italiano.

Senza tutto questo, molte storie italiane potrebbero non passare mai dalla pagina scritta a uno schermo. Provate per un attimo a immaginare un film che arriva a Cannes o vince un Oscar. Dietro ogni riconoscimento, c'è una rete di obblighi, quote e finanziamenti. E tutti devono fare la propria parte, con l'obiettivo di finanziare ogni film fino allo schermo, anche se per farlo si finisce per rimandare il ritorno economico a molti anni nel futuro.